home Le mie orchidee Sedirea Japonica x Vandopsis Parishii

Sedirea Japonica x Vandopsis Parishii

da Micaela
sedirea japonica x vandopsis parishii registrata come phal little one
fioritura maggio 2020

TAG

Fornitore: Elsner Orchideen

Presa il: 16/06/16

Ultimo rinvaso: estate 2018

Substrato: sfagno

Supporto: vaso in argilla

COLTIVAZIONE IN PILLOLE

Temperature: Min 16℃ Max 28℃

Umidità: 60%

Riposo: Si, leggero

Intensità luminosa: Alta

pagella

livello di difficoltà nella coltivazione da1 facile a 5 difficile
4/5

Questo ibrido è finito una volta in recupero e mi ha fatto attendere a lungo la fioritura, ma una volta individuati supporto, substrato e coltivazione adatte, ha iniziato a dare soddisfazioni, gli do quattro stelle, perchè ci è voluto un pò per mettere insieme tutti e tre i fattori.

Notizie generali

descrizione e distribuzione

La Sedirea Japonica x Vandopsis parishii è un ibrido primario registrato con il nome Little One, non posso definirlo intergenerico, in quanto con la nuova nomenclatura, sia il genere vandopsis che sedirea, sono stati accorpati a quello delle phalaenopsis.

Uno dei genitori è la sedirea japonica, una piccola e compatta orchidea monopodiale originaria di Giappone e Korea dove cresce epifita a temperature dai 5 ai 30 gradi circa.

L’altro genitore è Vandopsis (già Hygrochilus) parishii una grande orchidea monopodiale simile alla Vanda da cui si differenzia per la forma del labello. Originaria di Cina, Birmania, India (nord), Tailandia, dove cresce epifita o litofita in zone dalla vegetazione rada e fino a 1500 mt. slm. Abituata quindi a temperature dai 5 ai 30 gradi circa ed alti livelli di intensità luminosa.

note di coltivazione

non sono riuscita a reperire indizi sulla coltivazione di questa orchidea, se non quelli indicati per i due genitori.

Questa la mia esperienza e le mie conclusioni: dopo un inizio stentato in cui l’ho tenuta con le phalaenopsis in casa (minime 18 gradi e bagnature tutto l’anno), mi converto con successo ad una coltivazione da serra intermedia con riposo invernale. Dalla primavera all’estate irrigo e concimo sempre più spesso man mano che si alzano le temperature, garantisco altissimi livelli di luminosità con sole diretto al mattino presto; poi in autunno riduco e vado a sospendere definitivamente le bagnature (e le concimazioni) garantendo una umidità relativa del 70/80%. Bagno sempre con pompa a pressione, girando intorno la palla di sfagno, senza bagnare colletto e ascelle fogliari.

DIARIO DI COLTIVAZIONE

2021

a marzo noto con gioia la formazione dello stelo floreale.

i primi di aprile lo stelo ha raggiunto la stessa lunghezza dello scorso anno, ancora non ci sono boccioli.

Non so se sia perchè debba sempre trovare qualcosa di cui preoccuparmi, ma inizio a pensare con ansia alla pianta ancorata così alla parete, non voglio disturbarla per un rinvaso che le costerebbe di certo le sue radici più lunghe ed attive, ma allo stesso tempo penso che è dal 2018 che non la rinvaso.

2020

a maggio assisto alla prima spettacolare fioritura! Un unico stelo del diametro di circa mezzo centimetro si allunga tanto da portare 8 boccioli, di cui ne aprirà 7.

La pianta continua a crescere e le sue lunghe e selvagge radici arrivano al muro ed iniziano la scalata! A fine estate spostarla diventa impensabile, una radice ha raggiunto un metro di lunghezza ed è ormai salda sulla parete, nascosta dal cannucciato che si trova tra mobile e muro.

2019

Primo inverno in veranda: avevo molto timore per via delle temperature minime, dato che non è riscaldata, invece la pianta ha apprezzato questo leggero riposo, entrambi i genitori tollerano temperature anche più basse.

2018

durante l’inverno 2017/2018 rischio seriamente di perdere la pianta, l’apparato radicale è perso e le foglie iniziano a disidratarsi. Durante l’estate 2017 ho dosato male la concimazione (esagerando) e le conseguenze sono che moltissime phalaenopsis stanno soffrendo. Le radici diventano legnose e disseccano per l’eccesso di sali accumulati nel substrato, il tutto abbinato alla riduzione delle bagnature invernali. Trasferisco la pianta in sfagno e incredibilmente per inizio estate ha già messo qualche radice e le foglie sono tornate turgide!

Nel frattempo a maggio è entrata in gioco la nuova zona di coltivazione: la veranda e sto scoprendo la coltivazione delle neofinetia su kokedai in sfagno così a luglio posiziono la sedirea x vandopsis su una kokedai e in vaso d’argilla col fondo interamente forato. La pianta esplode letteralmente!

2016

appena arrivata, a giugno, presenta radici in crescita, dopo l’estate ad ottobre, la rinvaso in cestello (con bark, perlite e seramis), data la crescita abbastanza selvaggia, più simile ad una vanda, che ad una sedirea.

sedirea japonica x vandopsis parishii

Fonti

https://travaldo.blogspot.com/2018/04/sedirea-japonica-care-and-culture.html
https://www.orchids.it/2009/06/25/hygrochilus-parishii-sinonimo-vandopsis-parishii/
0 commento
0

Ti potrebbe interessare

lascia un commento

Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Accetto Dettagli Privacy e Cookie